Stemma di Braccio Fortebracci

stemma braccio da montoneTratto dal sito Montonein.it

Lo stemma, secondo gli schemi dettati dalla blasonatura, è composto da uno scudo a forma tedesca (a tacca), integralmente di color giallo oro. Al centro vi è un ariete, simbolo di Montone, luogo di nascita della famiglia di Braccio Fortebracci.

Sopra, nella parte più alta, rappresentante il grado nobiliare, è situato un elmo. E’ d’argento, bordato alla base con foglie auree; posto di profilo verso destra, ha la forma a becco di passero e presenta uno svolazzo (lambrecchino) fatto con foglie d’acanto.

Queste foglie avevano un preciso valore simbolico nell’arte greca, successivamente, in quella romana.

L’arte greca, utilizzò queste foglie per ornare i capitelli corinzi, e vista la loro simbologia di prestigio e benessere, appare chiaro il motivo per cui siano state riprese ad ornamento anche di stemmi araldici.

Al di sopra del “cercine” (utilizzato per fissare il “lambrecchino” all’elmo) campeggia un leopardo dorato. L’animale, simbolo della Signoria di Braccio Fortebracci, sta ad indicare la combattività, la potenza militare e politica del Capitano di Ventura.

Breve storia degli stemmi araldici

Gli stemmi araldici si diffusero con le Crociate quando il signore, lontano dai propri possedimenti e confuso con la moltitudine dei crociati, sentì il bisogno di un segnale che lo distinguesse dagli altri. Ogni cavaliere scelse così un colore e un segno di riconoscimento, costituendo un abituale mezzo di identificazione e ritenuto esclusivo privilegio della famiglia legittima titolare dello stemma stesso. Elementi che compongono lo stemma sono: lo scudo, che è il fondo ove si disegnano le figure e gli ornamenti, elementi esteriori della dignità propria del titolare; le corone e gli elmi, ornamenti ereditari indicanti la nobiltà.

Corteo storico Perugia 1416

CORTEO STORICO PERUGIA 1416
I edizione – anno 2016

REGOLAMENTO

Art. 1

La rivisitazione storica “Perugia 1416. Passaggio tra Medioevo e Rinascimento” celebra la propria tradizione, storia e cultura, con l’omaggio ai seicento anni della presa di Braccio Fortebracci da Montone della città di Perugia. A recuperare l’antica unità fra città, borghi e contado, ogni Rione dovrà esibire una composizione sociale variata: nobili, magistrati, borghesi e artigiani, popolani e contadini. Gli ultimi due possono essere accompagnati da bambini in braccio o per mano. Chi per vari motivi non trovasse posto nel corteo, può sempre girare per la città in costume dell’epoca (vagliato da una delle sartorie accreditate, riportate sul sito www.perugia1416.com), certo di dare anche così un contributo alla riuscita della festa.

Art. 2

I Rioni, Porta Eburnea, Porta San Pietro, Porta Sant’Angelo, Porta Santa Susanna e Porta Sole sono obbligati a partecipare alle manifestazioni celebrative pena il deferimento all’Associazione Perugia 1416 per i provvedimenti di competenza.

Art. 3

Il corteo storico in costume medievale sarà l’elemento maggiormente attrattivo di tutta la manifestazione. Coinvolgerà i rappresentanti dei cinque Rioni e di altre rievocazioni storiche ospiti. Sfilerà lungo vie e piazze delle più significative della città.

Art. 4

Composizione del corteo perugino:

Reggenza Comunale = 32 figuranti

1 alfiere con lo stendardo del Comune (grifo bianco in campo rosso) affiancato da due armigeri

7 trombettieri con le chiarine (dalle quali pendono i drappi: 2 con il grifo del Comune e 5 con lo stemma di ciascun Rione)

4 mazzieri

10 priori, di cui 2 del Nobile Collegio della Mercanzia, 1 del Nobile Collegio del Cambio, altri 5 uno per Rione, i 2 residui ai Rioni che non hanno priori fra i 3 delle 2 Arti Maggiori: quindi in totale 2 per Rione

8 armigeri a chiudere la sezione.

Dopo la Reggenza Comunale e la rappresentanza di ogni Rione, a seguire, sfilerà la rappresentanza di figuranti delle rievocazioni ospiti. Le rievocazioni ospiti sono scelte in base alla congruità storica e possibilmente alla connessione con Braccio Fortebracci.

Rioni = 19 figuranti + abitanti di “città & contado” in numero 80-100

1 alfiere con lo stendardo del Rione

1 capitano

1 dama

1 lanciatore di giavellotto

5 atleti della “Corsa al Drappo”

6 atleti della “Mossa alla Torre” 

4 armigeri

Art. 5

La filologia sarà l’elemento vincente, pertanto si stabiliscono regole inderogabili. L’accuratezza nello svolgimento del corteo, il pregio dei costumi, rigorosamente ispirati a quell’epoca – primo Quattrocento – e vagliati precedentemente da una apposita commissione, e la maestria dei laboratori nel riprodurre fedelmente le fogge degli abiti riprendendole da affreschi e dipinti del tempo, faranno del corteo uno spettacolo davvero unico.

Art. 6

Si ritiene doveroso dare indicazioni, che non vogliono essere imposizioni ma consigli, perché tutti possano concorrere al miglior risultato:

  • i Priori devono essere impersonati da persone mature rispetto agli altri ruoli ufficiali per i quali invece è preferibile una età più giovane;

  • il Capitano di ogni Rione deve essere aitante e di bella presenza, possibilmente entro i 45 anni. Conduce con solennità il proprio corteo e si adopera affinché siano strettamente seguite le regole che disciplinano la sfilata;

  • trattandosi di una carica para-militare, richiede prestanza fisica. Indossa calzamaglia e abito corto;

  • per la Dama ufficiale di ogni Rione si richiede persona di età non troppo giovane, di bella presenza e bel portamento;

  • gli Alfieri devono avere una età al di sotto dei 40 anni; portano lo stendardo del proprio Rione lungo tutto il corteo, quindi è necessario siano in grado di sorreggerlo senza cambi per l’intero percorso;

  • gli Armigeri devono essere giovani di età ancora inferiore, possibilmente entro i 35 anni, per avvalorare il ruolo; la stessa regola vale per gli atleti;

  • per quanto riguarda gli altri figuranti, non ci sono vincoli né di età, né di sesso, ma è richiesta la qualità e la correttezza filologica dei costumi, siano essi più o meno elaborati.


Art. 7

È dovere di tutti coloro che sono chiamati a figurare nel Corteo tenere un contegno corretto e disciplinato, decoroso e consono al tempo che viene rievocato, uniformandosi senza discutere alle direttive.


Art. 8

Coloro che sfileranno saranno sottoposti al giudizio qualitativo di una giuria esterna accreditata, selezionata dall’Associazione Perugia 1416: così come avviene in tutte le rievocazioni storiche, la commissione segue precisi criteri di valutazione che concorrono a formare il punteggio (una corretta rielaborazione dei canoni stilistici e decorativi, nell’abbigliamento, nelle acconciature e negli apparati; il portamento; la sincronizzazione nella partecipazione alle varie fasi del corteo storico; il mantenimento delle distanze tra figuranti, etc.).


Art. 9

In preparazione dell’evento di giugno molte saranno le occasioni in cui i rappresentanti dei Rioni indosseranno il costume: al fine di non sminuire l’importanza della manifestazione e la forza evocativa del costume, si richiede di indossarlo soltanto per l’occasione. Eventuali altre uscite nel corso dell’anno vanno concordate con l’Associazione Perugia 1416.


Art. 10

La scelta di sartorie e laboratori è libera, ma è obbligatoria la congruità dei costumi con l’epoca (poco prima o poco dopo il 1416) e una qualità al di sopra di un certo livello, sia per il costume da nobile che da popolano. È necessario raggiungere un livello di alta rispondenza ai tempi celebrati e di interpretazione della tematica storica anche in riferimento alla competizione tra Rioni e il rispetto della migliore filologia.


Art. 11

Per quanto riguarda gli allestimenti, ogni Rione dovrà curare quello delle proprie vie e piazze, insieme al decoro urbano – nel rispetto comunque del Regolamento stabilito dal Comune di Perugia – posizionando stendardi e quant’altro in sicurezza e ad abbellimento.


Art. 12

Insegne, stendardi e raffigurazioni dei Rioni, devono essere approvati dall’Associazione Perugia 1416 e non possono essere modificati senza preventiva autorizzazione della stessa. In caso di inosservanza, i Rioni sono passibili di richiami.


Art. 13

Per gli stendardi da appendere ai davanzali delle finestre è stabilito un modello, con dimensioni all’incirca 75 x 105 cm (considerando le misure delle pezze di stoffa che sono alte 140 cm), logicamente rapportate alla larghezza delle finestre. Devono essere utilizzate stoffe pesanti, escludendo fodere per abiti e tessuti sintetici. Per la realizzazione sono suggeriti alcuni laboratori cui rivolgersi per farli confezionare, secondo i campioni indicati dall’Associazione. Gli stendardi saranno personalizzati con lo stemma dei Rioni. Chi, enti o privati, ha un proprio stemma, in alternativa potrà esibirlo (ad esempio il Cambio, la Mercanzia, l’Università, etc.). Nel caso non portassero stemmi o simboli, gli stendardi dovranno allora richiamare i colori del Rioni. Fermo restando il fedele riferimento ai modelli, piccole differenze nell’esecuzione daranno un’aria più credibile e vissuta.


Art. 14

La riunione dei figuranti avviene alle ore e nei luoghi prescritti dall’Associazione Perugia 1416. Tutti i figuranti, fin dall’inizio, devono sottostare a quanto disposto dai responsabili incaricati dall’Associazione stessa.

Art. 15

Le istruzioni che verranno consegnate ai Capitani dovranno essere eseguite con il massimo impegno con la convinzione che la sfilata dovrà essere il coronamento del grande lavoro di regia della manifestazione.


Art. 16

REGOLE GENERALI PER TUTTI I GRUPPI DI SETTORE DURANTE LA SFILATA

Da non fare:

1. masticare gomme, caramelle o altro

2. portare occhiali

3. portare orologio al polso

4. portare braccialetti, orecchini, catenine, anelli, fedi, gioielli o decorazioni non rispondenti all’epoca e non conformi alle prescrizioni

5. portare smalto alle unghie e trucco molto evidente

6. fumare sigarette

7. avere tatuaggi evidenti

8. sfilare con tagli e colori dei capelli arditi e strani (non conformi all’epoca)

9. donne: mai capelli sciolti e mai a capo scoperto, ad eccezione delle giovani non sposate, purché abbiano qualche ornamento tra i capelli

10. parlare al telefono

11. salutare, sorridere o soffermarsi a parlare con spettatori

12. gridare

13. togliersi il copricapo o altra parte del costume

14. rimboccarsi le maniche o sventagliarsi

15.utilizzare gli oggetti moderni non espressamente autorizzati dalla commissione (ombrelli, cappelli, impermeabili ecc.)

16. indossare scarpe da ginnastica o con tacchi a spillo, mocassini o simili

17. allontanarsi per qualsiasi motivo o pretesto dal corteo, fino a quando la manifestazione non sia completamente finita: possibili deroghe sono assolutamente eccezionali e solo per motivi gravi. Durante la gara finale della Corsa al Drappo, tutti i figuranti dovranno sistemarsi al posto loro assegnato senza muoversi

18. fumare, usare telefonini e macchine fotografiche durante le soste in Piazza Italia, prima della partenza, e in Piazza IV Novembre, durante lo svolgimento della gara e delle premiazioni

19. modificare, se non autorizzati dalla Commissione, i costumi, sia personali che di proprietà del Comune o della Associazione

20. realizzare o modificare scudi, bandiere, gonfaloni, vessilli, senza una preventiva autorizzazione dei responsabili incaricati dall’Associazione.

La Tromba Araldica o Chiarina

“… doppo della adunanza sonarono tutte le campane, e le trombe
 e fù anco bandito che tutte le compagnie ballassero
 per la venuta del signor Braccio,
 e molta gente del contado concorse nella città”
ms 1211 Biblioteca Augusta di Perugia
Annali di Perugia nel 1407 sino al 1600 – Timoteo Bottoni(o)

Il termine “tromba araldica”, più tecnico e pertinente del comune “chiarina”, indica uno strumento musicale appartenente alla famiglia dei tubicines, ottoni che hanno attraversato la storia, dall’epoca romana fino ai giorni nostri: strumenti arcaici, ma raffinatissimi, di forte impatto sonoro, di gran difficoltà e raffinatezza nell’esecuzione, al tempo stesso ancestrali.

Dalle buccine, di forma lunga e fortemente scampanata, pendono drappelli o piccoli stendardi, di regola marcati da stemmi o scritte, che le connotano come appartenenti a un regno, una città, una famiglia nobile, o una corporazione.

Il suono,  prodotto attraverso un bocchino, esterno o ricavato direttamente dal canneggio tronco-piramidale, sfrutta la sequenza naturale delle armoniche, prodotta attraverso l’aumento della pressione interna.

Nell’iconografia medievale e rinascimentale lo strumento viene raffigurato per dar vigore alle scene, aumentando nell’osservatore l’impressione evocativa del suono o della drammaticità dell’evento raffigurato. Nelle tradizioni pittoriche realistiche, nella complessa varietà di questi aerofoni, le fogge ed i materiali utilizzati variavano notevolmente a seconda del grado di ricchezza dell’ambiente e degli esecutori stessi. Dalle forme semplici e lineari, fino ad elaborati oggetti d’alto artigianato ed oreficeria. Partendo dall’ottone, dal rame, dal piombo, dallo stagno e dal legno si arrivava fino all’avorio o all’argento con pendenti d’oro. Le forme più arcaiche rievocavano i corni animali e le conchiglie di grandi dimensioni, antenati dei moderni strumenti.

Associata alla campana del Comuno ed ai tamburi, la tromba araldica viene utilizzata per scandire momenti di grande solennità e festa, mentre in battaglia cadenza il passo delle guarnigioni e “inneggia” comandi alle truppe. Il timbro chiaro, squillante e maestoso ed il poderoso volume, percepibile a grandi distanze, sono l’espressione sonora della forza di figure mitiche, come Eolo o Tritone o dei grandi condottieri del passato.

Fratta, da cui Braccio spiccò il salto verso Perugia

Stemma Fratta Todina
Stemma di Fratta Todina

Braccio notò Fratta Todina nel 1412, quando, al soldo dell’antipapa Giovanni XXIII, soggiornò nel castello per poi iniziare una serie di battaglie che faranno cadere Perugia ai suoi piedi.

A quel tempo, quella che diverrà una unitissima roccaforte, era ancora un semplice gruppo di case, protette da un’esile cerchia di mura, con una chiesa ed un cassero all’estremità.

Notandone subito la validità strategica, Braccio lo modificò secondo le proprie esigenze, squisitamente militari, facendone una vera e propria macchina da guerra. Razionalizzò la disposizione delle case dandogli la forma di un “castrum”, disponendole intorno ad una strada principale che terminava con un muro (oggi via Roma, aperta poi, forse, da Angelo Cesi) a cui si riagganciano, più e meno in maniera perpendicolare, una serie di vicoli. Raddoppiò la mole del castello e lo dotò di ben dodici torri che scandiscono tuttora le mura con i loro giri di ronda, di un fossato e di un ponte levatoio, che venne realizzato dalla parte dell’attuale municipio.

Può sembrare uno scenario totalmente positivo, ma in verità bisogna immaginare un castello dove la vita era resa difficile dalle tante truppe (fino a ben tremila cavalieri con relativi seguiti) che facevano trasformare stalle, rimesse, cantine, case e stanze in genere in alloggi per i militari. Per ricompensare gli abitanti del paese, Braccio, cosciente della situazione, gli concesse l’esenzione dalle tasse.

L’opera terminò nel 1416, l’anno in cui il capitano di ventura divenne signore di Perugia (il 18 di Luglio). Braccio vi spedì Malatesta Baglioni e tutti gli altri nemici, facendola diventare una sorta di prigione per nobili, e vi transitarono i nobili di Perugia, Francesco Sforza, e pure il filosofo Pico della Mirandola, per cui sicuramente non aveva dimenticato di trasformare il vecchio cassero in un palazzo degno di accogliere il castellano. Fece insomma guadagnare a Fratta un ruolo di tutto rispetto, soprattutto dal punto di vista strategico e militare, tanto da far temere le sue dodici torri e le possenti mura che aveva fatto costruire.

Ma Braccio morì il 5 Giugno 1424 nella battaglia dell’Aquila. Tutti i suoi possedimenti andarono smembrati tra i figli e i suoi nemici. La signoria di Perugia, che comprendeva anche Fratta, papa Martino V la affidò al giovane Oddo, figlio di Braccio, che morì poco dopo in battaglia a soli sedici anni. Fu allora che Fratta passò all’altro figlio del defunto capitano, Carlo, e alla moglie Nicola di Varano duchessa di Camerino, che segnarono una delle pagine più nere della storia di Fratta. Il castello arrivò a contenere tremila soldati, e le risorse agricole vennero sfruttate fino all’ultima goccia, al punto da rendere un inferno la vita all’interno del castello.

Venne quindi conservato il ruolo militare che Fratta aveva, e per questo fu una preda molto ambita, in particolare da Todi. Anche un condottiero come Francesco Sforza (poi duca di Milano) cercò di attaccarla nel 1446, ma non la conquistò, forse per timore dell’imminente arrivo del potente Carlo Fortebraccio.

L’evento che segna l’inizio del declino della signoria del Fortebraccio fu una rivolta scoppiata nella notte tra il 16 e il 17 Ottobre 1448: i ribelli furono individuati in tre fratelli ebrei, che dopo essere stati catturati vennero costretti ad andare a Fratta per convincere i rivoltosi a desistere. Da questo momento il comune di Todi iniziò ad inviare a Roma suoi rappresentanti per convincere il papa a far tornare il castello di Fratta sotto il comando del comune tuderte. Finalmente l’11 Marzo del 1452 giunse da Roma la bolla con la quale Niccolò V restituiva Fratta a Todi. Il passaggio ufficiale avvenne il 28 Marzo, e costò al comune 1403 fiorini d’oro.

Fonte: www.turismofrattatodina.it 

Il tiro del giavellotto

Il tiro del giavellotto, erroneamente chiamato “lancio”, si discosta del tutto dalla moderna concezione dell’omonimo sport olimpionico, puramente incentrato sulla forza muscolare e la rincorsa. Nell’ambito di “Perugia 1416” nel tiro del giavellotto i tiratori devono unire precisione e tecnica a forza fisica e calcolo visivo, in modo da riuscire nella perfetta esecuzione di un tiro armonioso diretto al bersaglio.

Perugia1416 – regolamento giochi rionali

Corsa del drappo

La “Corsa del drappo” prevede una gara di velocità e resistenza. Protagonisti i contendenti dei cinque Rioni di Perugia. Obiettivo consegnare un drappo a coda di rondine al punto di arrivo, coincidente con quello di partenza, prima degli altri in modo da totalizzare il numero più alto possibile di punti: da 6 a 30 (consultare la tabella dei punteggi per maggiori informazioni). La gara si svolge lungo un percorso stabilito, che prevede quattro cambi (come nella staffetta; per i cambi consultare l’ultimo paragrafo) per giro, per un totale di due giri. I due giri non solo rendono più duratura e avvincente la gara, ma permettono una disposizione strategica degli atleti durante il cambio. La durata approssimativa totale della corsa dovrebbe aggirarsi intorno ai 10-12 minuti.

Perugia1416 – regolamento giochi rionali