Stemma Fratta Todina
Stemma di Fratta Todina

Braccio notò Fratta Todina nel 1412, quando, al soldo dell’antipapa Giovanni XXIII, soggiornò nel castello per poi iniziare una serie di battaglie che faranno cadere Perugia ai suoi piedi.

A quel tempo, quella che diverrà una unitissima roccaforte, era ancora un semplice gruppo di case, protette da un’esile cerchia di mura, con una chiesa ed un cassero all’estremità.

Notandone subito la validità strategica, Braccio lo modificò secondo le proprie esigenze, squisitamente militari, facendone una vera e propria macchina da guerra. Razionalizzò la disposizione delle case dandogli la forma di un “castrum”, disponendole intorno ad una strada principale che terminava con un muro (oggi via Roma, aperta poi, forse, da Angelo Cesi) a cui si riagganciano, più e meno in maniera perpendicolare, una serie di vicoli. Raddoppiò la mole del castello e lo dotò di ben dodici torri che scandiscono tuttora le mura con i loro giri di ronda, di un fossato e di un ponte levatoio, che venne realizzato dalla parte dell’attuale municipio.

Può sembrare uno scenario totalmente positivo, ma in verità bisogna immaginare un castello dove la vita era resa difficile dalle tante truppe (fino a ben tremila cavalieri con relativi seguiti) che facevano trasformare stalle, rimesse, cantine, case e stanze in genere in alloggi per i militari. Per ricompensare gli abitanti del paese, Braccio, cosciente della situazione, gli concesse l’esenzione dalle tasse.

L’opera terminò nel 1416, l’anno in cui il capitano di ventura divenne signore di Perugia (il 18 di Luglio). Braccio vi spedì Malatesta Baglioni e tutti gli altri nemici, facendola diventare una sorta di prigione per nobili, e vi transitarono i nobili di Perugia, Francesco Sforza, e pure il filosofo Pico della Mirandola, per cui sicuramente non aveva dimenticato di trasformare il vecchio cassero in un palazzo degno di accogliere il castellano. Fece insomma guadagnare a Fratta un ruolo di tutto rispetto, soprattutto dal punto di vista strategico e militare, tanto da far temere le sue dodici torri e le possenti mura che aveva fatto costruire.

Ma Braccio morì il 5 Giugno 1424 nella battaglia dell’Aquila. Tutti i suoi possedimenti andarono smembrati tra i figli e i suoi nemici. La signoria di Perugia, che comprendeva anche Fratta, papa Martino V la affidò al giovane Oddo, figlio di Braccio, che morì poco dopo in battaglia a soli sedici anni. Fu allora che Fratta passò all’altro figlio del defunto capitano, Carlo, e alla moglie Nicola di Varano duchessa di Camerino, che segnarono una delle pagine più nere della storia di Fratta. Il castello arrivò a contenere tremila soldati, e le risorse agricole vennero sfruttate fino all’ultima goccia, al punto da rendere un inferno la vita all’interno del castello.

Venne quindi conservato il ruolo militare che Fratta aveva, e per questo fu una preda molto ambita, in particolare da Todi. Anche un condottiero come Francesco Sforza (poi duca di Milano) cercò di attaccarla nel 1446, ma non la conquistò, forse per timore dell’imminente arrivo del potente Carlo Fortebraccio.

L’evento che segna l’inizio del declino della signoria del Fortebraccio fu una rivolta scoppiata nella notte tra il 16 e il 17 Ottobre 1448: i ribelli furono individuati in tre fratelli ebrei, che dopo essere stati catturati vennero costretti ad andare a Fratta per convincere i rivoltosi a desistere. Da questo momento il comune di Todi iniziò ad inviare a Roma suoi rappresentanti per convincere il papa a far tornare il castello di Fratta sotto il comando del comune tuderte. Finalmente l’11 Marzo del 1452 giunse da Roma la bolla con la quale Niccolò V restituiva Fratta a Todi. Il passaggio ufficiale avvenne il 28 Marzo, e costò al comune 1403 fiorini d’oro.

Fonte: www.turismofrattatodina.it