I 5 rioni di Perugia

Da tempo immemorabile, forse dall’Alto Medio Evo, se non già dall’antichità classica, il territorio perugino, che allora andava oltre gli attuali confini comunali, è diviso in cinque rioni che prendono il nome dalle cinque porte della città. Ancora oggi le targhe apposte all’interno della città si riferiscono a tale definizione di rione.

All’inizio le cinque partizioni della città ebbero come simboli cinque animali: l’aquila Porta Sole, il leone Porta San Pietro, il cervo Porta Eburnea, l’orso Porta Santa Susanna e il cavallo Porta Sant’Angelo. Il ricorso ad animali archetipici conferma l’antichità della tradizione: così come gli sfondi sono di cinque colori fondamentali, in perfetta conformità con le regole universali dell’araldica.

In epoca imprecisata e per chiaro influsso del Cristianesimo, i vecchi simboli furono sostituiti da altri, rimasti in vigore fino ai nostri giorni. I rioni erano divisioni politiche e amministrative della Repubblica Perugina e comprendevano la città vecchia all’interno delle mura etrusche, quella nuova cinta dalle mura medievali, ma si spingevano anche nel contado fino ai confini dello Stato Perugino. Tale divisione ancestrale è tuttora percepibile visivamente per la presenza degli stemmi in vari punti del centro storico; è sentita dai cittadini, soprattutto anziani; è infine tuttora funzionale in alcune istituzioni d’antica data, come il Nobile Collegio della Mercanzia, i cui giurati sono registrati secondo il rione di residenza.

Nei secoli con alterne vicende in ogni rione si alternarono il governo della Repubblica e l’egemonia di una famiglia magnatizia: i Baglioni in Porta Eburnea; gli Arcipreti della Penna in Porta San Pietro; i Ranieri in Porta Sant’Angelo; gli Ermanni della Staffa in Porta Sole: i degli Oddi in Porta Santa Susanna.