Braccio Fortebracci da Montone
Perugia, 1368 – L’Aquila, 1424
I CAPITANI DI VENTURA
IL PERSONAGGIO
STORIA DELLA FAMIGLIA
BRACCIO ALLA CONQUISTA DI PERUGIA
IL DOMINIO CONTINUA AD ESTENDERSI
LA MORTE
La leggenda e la realtà
I CAPITANI DI VENTURA
Il coraggio e lo spirito di avventura.
IL PERSONAGGIO
La vita e le imprese di Braccio si inseriscono in questo clima rovente in cui spietatezza, sagacia militare e politica, coraggio e spirito di avventura erano indispensabili al successo, e prima ancora alla sopravvivenza.
Partito con pochi uomini, in appena un quarto di secolo, Braccio divenne Signore di un vasto territorio che comprendeva quasi tutta l’Umbria e parte delle Marche, dell’Abruzzo e del Lazio.
Con le sue gesta tra realtà e leggenda, Braccio seppe crearsi intorno un’aura di timore e rispetto tanto che sulla sua lapide è riportato: “Braccius hic situe est. Queris genus actaque? Utrumque ni teneas, dicto nomine, nhil teneas”. “Qui è sepolto Braccio. Chiedi la sua origine e le sue imprese? Udito il nome, se non sai di entrambe, non sai nulla”.
La sua durevole fama di uomo audace, astuto, crudele e ambizioso, arrivò persino al Manzoni che nella tragedia “Il conte di Carmagnola” (1816) lo ricorda col verso: “per tutto ancora con maraviglia e con terror si noma”.
La cittadinanza perugina
STORIA DELLA FAMIGLIA
Verso Perugia
BRACCIO ALLA CONQUISTA DI PERUGIA
Nel 1393 Perugia è sconvolta dall’ennesimo tumulto fra Raspanti – il partito popolare – e Beccherini – il partito nobiliare – che ebbe la peggio. I più in vista, fra cui Braccio e il cognato e alleato Felcino, sono espulsi dalla città. Nel novembre 1410 Braccio pone l’assedio a Perugia da Porta San Pietro, senza riuscire nel suo intento per la tenace resistenza della popolazione. Non di meno, alle truppe di Tartaglia e Ceccolino Michelotti, che lo inseguono nella ritirata verso Torgiano, infligge una dura sconfitta che gli frutta seicento cavalli e molti prigionieri. I centri del contado sono talmente terrorizzati dalle sue capacità militari, che gli si concedono spontaneamente come sudditi o pagano ingenti somme per non essere assaliti. Nell’aprile del 1416 Braccio lascia la Romagna e muove verso Perugia con quattromila cavalli, un gran numero di fanti e ingenti somme di denaro derivate dalla resa di Bologna e dai riscatti di altre città emiliane e romagnole. Il 4 maggio ha luogo il primo attacco alla città, che però riesce a resistergli. Davanti alla tenacia dell’esercito braccesco il partito dei Raspanti, appoggiato dal papa, affida la difesa a Carlo Malatesta, nominato Difenditore dei Perugini per la Santa Chiesa. Il 12 luglio a Sant’Egidio avviene lo scontro, che si conclude con la vittoria dei Bracceschi. Braccio muove verso Perugia e s’insedia nel Convento degli Olivetani a Monte Morcino Vecchio. Ai Perugini non resta che offrirgli la signoria e Braccio il 19 luglio fa il suo ingresso ufficiale in città.
Il dominio
IL DOMINIO CONTINUA AD ESTENDERSI
L’esempio perugino è seguito da Todi, Narni, Terni e Orvieto. Braccio domina un gran territorio, per cui chiede a Martino V il titolo di vicario papale. La risposta è negativa e seguita dall’incarico a Guido da Montefeltro e a Sforza di marciare contro Braccio. I due condottieri però sono sconfitti presso Spoleto, permettendogli di consolidare il suo dominio. L’anno seguente, nel tentativo di creare un forte stato in Italia centrale, Braccio muove verso il Montefeltro. Dopo l’estenuante assedio di Cantiano deve desistere. Maggio 1423: Braccio raduna oltre tremila fanti e mille cavalieri nella piana di Todi. Entra nel Regno di Napoli e percorre Campania, Calabria e Puglia, punta infine con determinazione su L’Aquila.
La fine
LA MORTE
Nella battaglia finale sotto le mura aquilane viene gravemente ferito, forse da un traditore. Nella notte fra il 4 e il 5 luglio Braccio muore, all’età di cinquantasei anni, dopo aver rifiutato per quasi tre giorni, cure, cibo e acqua. Martino V, che lo ha scomunicato per la seconda volta, ordina di seppellirlo in terra sconsacrata. Il 27 aprile 1432, grazie al nipote Niccolò, detto della Stella, dal nome della madre, sorella prediletta di Braccio, i resti mortali con il consenso di Eugenio IV sono composti a Perugia.
La chiesa prescelta, dove tuttora si conserva l’urna funeraria, è San Francesco al Prato, per la quale Braccio aveva una speciale predilezione, spiegabile con la sua profonda ammirazione per san Francesco e il suo ordine, tanto da essere ricordato come “la spada di San Francesco”.